Scritto da Gian Franco Mirri

INCONTRI… UFFICIALI – 2 settembre 2011
Siamo in piena attività: oggi abbiamo avuto un incontro all’ospedale di Bé, durante il quale abbiamo dato l’avvio ufficiale al 2° progetto di prevenzione contagio HIV madre-bambino, che in realtà è partito da 3 mesi: abbiamo consegnato 3500 test, il farmaco Viramune, un computer portatile, scatole di latte in polvere raccolto nelle farmacie di Imola. Un piccolo aiuto alla povera gente del Togo. Domani incontreremo i ciechi del centro S.Agostino nel quartiere di Kegué a cui proporremo il progetto di costituzione di un laboratorio informatico con scrittura brail, consigliato da AMOA. Per ora non ho potuto fare il dottore… purtroppo anche queste “pubbliche relazioni” sono necessarie per progetti futuri e per preparare la stra a quanti vorranno venire in Togo.
Lino intanto ha cominciato col medicare un bimbo ustionato, caduto nella pentola della conserva bollente: tutto il mondo è paese! Oggi il bimbo sta molto meglio…

ATTIVITA’ A KEGUE’ – 7 settembre 2011
Ore 8 (quasi) si parte per Dagué, attraverso Lomé che è già caoticamente animata. Dobbiamo rifare la strada a buche del porto, poi la deviazione, che non è a buche, ma a fossi… polvere che ti va fra i denti anche con i finestrini chiusi (con l’aria condizionata a meno 50): salti, frenate, il percorso è disseminato di camion mastodontici, pieni di tutto, insabbiati o con i semiassi rotti… dopo 1 ora e mezza arrivo a destinazione. Al palazzo reale le roi non c’è: cominciamo bene con le accoglienze. Al dispensario invece ci sono già tante mamme con bambini, che aspettano la visita dello yovò (uomo bianco) e almeno un farmaco. Per rimanere sull’africano spinto (leggi imprevisto) non c’è il gruppo elettrogeno per cui speriamo che la batteria dell’ecografo tenga. Appena cominciamo a lavorare arriva il re… fermi tutti! Baci e abbracci calorosi: “oh docteur Miriii!! “ e subito a ruota ci chiede di dargli dei medicinali e dei soldi per mettere a posto il dispensario… ne riparleremo. Qui ci sentiamo a casa! Nonostante la gente vociante svolgiamo il nostro lavoro sanitario con serena tranquillità; Lino si traveste da pediatra: distribuiscono sorrisi un po’ di vitamine e pomate, mentre alle mamme degli antidolorifici (hanno le schiene rotte a forza di fare figli e portare pesi sulla testa – leggi bacili da 30 chili).
Nel mio ambulatorio solito passaggio di pancione, tutte alla seconda, terza e più gravidanza. Alla seconda eco appaiono 2 gemelli… qua è un buon segno di fertilità, ma la mamma ha 23 anni e altri 3 figli (di cui 2 gemelli); è serena, troverà il modo di crescere anche questi due. Ogni tanto esco e mi imbatto in Antoinette che distribuisce il latte alle mamme. Mi fa vedere una mamma che ha partorito ieri ed è lì con la sua bimba per prendere il latte: non sembra assolutamente che abbia partorito ieri. Finiamo il lavoro senza grossi problemi, poi torniamo a casa seguendo il percorso della Paris_Dakar…. A casa un piatto di fusilli al fantastico ragù di Antoinette. Dovremmo mettere a posto i medicinali da lasciare ai dispensari e a suor Silvia, ma ci pensiamo domani anche se domani qui a casa dovrò fare ambulatorio.

DOVEVA ESSERE UNA GIORNATA TRANQUILLA… – 8 settembre 2011
Alle 6 la casa comincia a vivere: Stella pulisce il cortile, esco e già Letizia e Josien puliscono la loro stanza; Firmin, tanto per cambiare piange; in cucina cresce il profumo del caffè, apparecchio la tavola in veranda e chiedo ad Antoinette quante persone devono venire qui a casa a farsi visitare: “Bho, unA decina…”. Dopo colazione con Lino cominciamo a preparare gli scatoloni dei farmaci e del materiale da lasciare ai dispensari. Alle 9 cominciano ad arrivare delle persone, ma non sono dieci… sono decine: nel quartiere

è passata la voce che oggi c’è il dottore bianco disponibile! Al lavoro: le solite pancione da visitare, da ecografare, poi tanti bambini con mal di pancia, tosse o… niente, ma venuti per avere una compressa di vitamina. Tante ernie ombelicali, che ti viene da dire “ma perché?” Sicuramente cordoni ombelicali trascurati alla nascita. Tante mamme con 3-4 bimbi che prima erano titubanti nel farsi visitare dal bianco, poi pian piano si sciolgono e abbozzano anche un sorriso.
E continuano ad entrare in cortile, tanto che Antoinette decide di fermare il flusso e così alle 14,30 sembra tutto finito. Possiamo andare a mangiare un triplo piatto di riso con il sugo… tanto poi nel pomeriggio replica. E così alle 15 e mezza mi vedo le ultime 3-4, oh no… Quindici persone! Ma poi finisce.
Verso sera il cielo diventa scuro e comincia a piovere: un pioggia abbondante, ma discreta, che lava un po’ la polvere attorno a casa. Ora mi metto a scrivere, mentre fuori gli altri quattro si divertono come bambini con il gioco dell’oca.
Domani mattina ore 8 incontro con il Ministro della Sanità del Togo per il progetto dei Lions: speriamo vada tutto bene… non ce la faccio più a fare il diplomatico… Per fortuna dopo andremo dai ciechi per fare un po’ di visite mediche.
Quando comincio a mettere a posto le cose da inviare ci capita in casa Epiphane per concordare l’incontro di domani col Ministro: cena rimandata e a parlare ancora… alle nove e mezzo si può andare a cena.

IL GIORNO DEL MINISTRO DELLA SANITA’ – 9 settembre 2011
Giorno importante: alle 8,15 quasi puntuale per l’Africa, incontro con il ministro della sanità del Togo. Al primo approccio si scioglie ogni tensione e preoccupazione della vigilia: mette a proprio agio tutta la delegazione, con qualche battuta in italiano; ascolta i Lions togolesi, apprezza il progetto di Imola. La mia presentazione di AVIAT ci permette di farci conoscere e di mostrare quello che abbiamo fatto negli anni per il Togo. Nell’accettare il progetto oculistico ribadisce la necessità di inserire rapidamente anche Togoville, in quanto desidera dare incremento alle attività periferiche. Dopo mezz’ora tutti a casa. Riprendendo il discorso di Togoville: il presidente dei Lions Club Marina di Lomé ha confermato il desiderio del governatore del distretto di coinvolgere anche associazioni francesi per l’allestimento di tutto l’arredamento del nuovo dispensario; inoltre ha ribadito la volontà di spingere il progetto presso i Lions Internazionali.
Nel pomeriggio all’istituto per ciechi: il programma era che io visitassi alcune ragazze cieche… poi alla fine io ho visto 20 donne, mentre altrettanti uomini sono stati visitati da Lino e Gafar.
All’ora di cena immancabile arrivo di Epiphane per comunicazioni: non è che voglia che la teniamo a cena???? Dopo cena finiamo di preparare i cartoni di farmaci da portare ai dispensari e a suor Silvia. Domani andiamo in gita in Benin a Ganvié, la città delle palafitte.

IL GIORNO DELLA GITA A GANVIE’ – 10 settembre 2011
Una leggera pioggerellina ci accoglie al risveglio: niente paura oggi verrà il sereno. Noris e Lino comunque si prendono il marsupio… non si sa mai! Alle 7 si parte e immancabilmente Ekué, che ci deve accompagnare alla frontiera, è in ritardo (africano). Partiamo comunque; già a quest’ora la città è in movimento: auto e moto si incastrano ed è veramente un miracolo se non fai un incidente. In riva all’oceano ci sono tantissime persone che vanno a fare footing. Solita strada con le buche, polvere e scossoni. 2 ore per fare una cinquantina di chilometri fino alla frontiera con il Benin; abbiamo già il visto e dovremmo fare presto. Imprevisto: nel piazzale della frontiera Lino con la telecamera immortala un albero pieno di nidi ed uccelli che cinguettano, ma non si può fotografare e subito un poliziotto lo redarguisce, poi lo porta al posto di frontiera e gli intima di dargli la telecamera… panico? No di certo! Lino candidamente si barcamena con il suo francese maccheronico e dice che cancellerà lo spezzone: armeggia con la telecamera, ma credo non sappia cosa fare; riesce comunque a convincere il doganiere… anche questa è andata (alla sera scopriremo che non aveva cancellato nulla). Al posto di frontiera è un vai e vieni di persone colorate e vocianti: ci sono bancarelle in cui si vende di tutto, dalla frutta agli stuzzicadenti, polenta, riso, stereo, lampadine, pentole,vestiti… Il tutto contornato da centinaia di autotreni, bisonti della strada, stracarichi di tutto, con le sospensioni impegnate al massimo; gli autisti a riposare sotto i camion in attesa del loro turno (chissà quante ore, direi giorni).
Il Benin: subito ci appare diverso dal pur vicino Togo: le strade sono più ordinate, le case sono tutte di muratura e con un’idea di maggiore disponibilità economica, una fervente attività commerciale ed artigianale… facciamo benzina al distributore di strada: 4 bottiglie da 5 litri e 6 da 1 litro al costo di 250 CFA (0,40 cent) al litro. Arrivo a Ganvié la città delle palafitte, in cui si rifugiarono gli indigeni per sfuggire alle deportazioni degli schiavi e gli assalti dei nemici; oggi abitata da circa 46.000 persone, interamente costruita sull’acqua, ci sono tutti i servizi, dalla scuola al dispensario, la chiesa e la moschea, il comune, l’hotel e il ristorante. La gente vive ancora di pesca manuale e un po’ (poco) di turismo. E’ la quarta volta che ci vado, ma è sempre un’emozione, scopro sempre cose e persone nuove. Si intrufola sulla piroga una “guida”, con cui attacco bottone, è il figlio del capo del villaggio e mi propone di andare a Ganvié a fare il medico (no comment)… scambio di mail.
Durante la traversate incontriamo piroghe spinte da donne, bambini, anche con vele rudimentali: non amano farsi fotografare e nascondono il viso… quando non ti mandano a quel paese. I bambini fanno il bagno nell’acqua marrone in cui c’è di tutto… le fogne non ci sono e quindi va tutto direttamente in acqua. C’è anche un mercato sulla piazza d’acqua, in cui c’è il pozzo da cui viene distribuita l’acqua.
Finita la visita Dope, che ci accompagna, ci porta in un “ristorante” sul porto: 1 piatto di riso con carne e il bere: in sei 9800 CFA (15€)!! Un’esperienza nuova, mangiare fuori casa: è tutto ben cotto. Il ritorno alla frontiera è andato tutto liscio, a parte un ingorgo di camion che ci blocca per un bel po’. ìPoi alle 6 cala il buio e mi rendo conto di quanto sia pericoloso guidare: non c’è illuminazione pubblica e tutto sembra ancora più nero; moto e bici senza fanale posteriore, poi pedoni che sono neri e siccome sono neri li vedi solo quando sono ormai sotto le ruote! Alla fine siamo a casa ….

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