Scritto da Gian Franco Mirri

CARI AMICI, L’AVVENTURA CONTINUA… – 3 marzo 2013

Non ho scritto volutamente comincia perché è cominciata da un po’. Ora siamo qua in Africa. E’ difficile per me riuscire ad esprimere fino in fondo tutto ciò che provo. Ho cominciato più volte a scrivere, ma una chiacchiera, una richiesta di qualcuno nella casa mi distolgono continuamente… è il bello della diretta.

Siamo in dieci: un gruppo eterogeneo per formazione, provenienza, idee politiche e religiose, ma unito per un unico obiettivo: aiutare i poveri del Togo che non hanno nessuna colpa per essere nati in una condizione sfavorevole rispetto a noi ricchi senza merito. Siamo al secondo giorno e già abbiamo fatto tante cose: nonostante qualche imprevisto, siamo tutto sommato sereni. Il caldo è torrido, anche se mi sono ricavato uno spazio qui in un angolo della casa dove spira una leggera brezzolina. Il viaggio è andato egregiamente, solo una valigia è arrivata dopo 1 giorno. All’aeroporto la solita confusione, la solita sceneggiata per riuscire a “sdoganare” tutto senza farci pagare o farci mettere dentro.

Ieri giornata di adattamento: ognuno, per ciò che è la sua competenza, ha sistemato le cose portate. Cristina e Anna Maria hanno pulito, “sgurato” il riunito odontoiatrico e gridato di gioia quando è partito. Tore e Maria Teresa hanno messo in ordine l’attrezzatura oculistica arrivata intera e funzionante e messo in ordine le centinaia di colliri che ci hanno regalato; hanno anche sballato il nuovo elettrocardiografo che ci è stato donato dai Lions di Ittiri. Silvana ha partecipato alle pulizie, mentre Daniela e Gigi hanno documentato fotograficamente tutta l’attività e messo a posto alcuni farmaci (loro di medicine ne capiscono? Potenza dell’Africa). Io, con il valido aiuto di Firmin, ho allestito il mio ambulatorio, messo in attività l’ecografo che, anche questa volta, è arrivato sano e salvo. Sono arrivati interi anche i quattro computer per l’istituto dei ciechi.

La nuova struttura sanitaria allestita da Antoinette alla Casa degli Angeli è veramente egregia: è quello che mi ero immaginato. Accoglienza, segreteria, farmacia, piccola sala di degenza, ambulatorio dentistico, oculistico e ginecologico – generale. Poi anche il laboratorio dove ha trovato posto il Reflotron che alla fine ci è stato donato dai figli del dr. Beghini, recentemente scomparso.

I primi imprevisti: ieri sera, riprovando il riunito, tutto bloccato; l’aria compressa non arrivava ai manipoli… per fortuna questa mattina il tecnico è riuscito a mettere tutto in ordine. Questa notte poi, la luce è saltata e, senza ventilatore, fa un “caldo boia”: avessimo un po’ di autonomia con un generatore di corrente o pannelli fotovoltaici… Poi un nubifragio improvviso ha “battezzato” la nostra missione: lampi, tuoni, fulmini e acqua a catinelle; il cortile inondato da 20 centimetri di acqua. Oggi poi dovevamo andare in “gita” in Benin ma alla frontiera ci hanno bloccato e non c’è stata mancia che ci abbia permesso di “espatriare”. Ma la giornata non è stata inutile: a casa abbiamo sistemato tutta la farmacia, poi nel pomeriggio qualcuno si è riposato e gli altri sono andati al mare. Saper cogliere il positivo anche da situazioni negative.

Ora la luce sta calando, sono costretto a “leggere” la tastiera del pc con una pila CE (China Export). I miei amici sono in attesa della cena intenti a conversare serenamente, pronti a domani mattina, quando si comincerà veramente a lavorare sul pezzo.

OGGI ABBIAMO COMINCIATO A F

ARE QUALCOSA – 5 marzo 2013

È sera e i miei amici pian piano se ne stanno andando a dormire… un po’ cotti in verità, ma tutti soddisfatti della bella giornata di lavoro. Fuori scende una pioggerellina che non è neppure parente del nubifragio dell’altra sera; piove e l’aria è un po’ più fresca; si respira un po’.
Una giornata: “come non mi aspettavo” dicono Gigi e Silvana; “me la immaginavo così” risponde Anna Maria. Ognuno ha fatto per bene il suo compito, ognuno ha contribuito a formare quella goccia d’acqua che, come dico sempre, spero diventi quella piccola fontanella continua di aiuti alle persone povere.

Alla fine abbiamo visitato quasi 130 persone: il corridoio di attesa degli ambulatori è sempre stato pieno di persone composte e pazienti in attesa del proprio turno. A tutti è stata data una risposta al loro problema, ad ognuno è stato donato un farmaco.

Tore e Maria Teresa a guardare occhi, provare occhiali, distribuire colliri da mattina a sera. Cristina e Anna Maria, con il loro riunito (il giochino nuovo), hanno continuato a cavare e curare denti, hanno addestrato Edoh a seguirle nell’opera di cure dentarie. Ogni tanto echeggiava fra gli ambulatori il grido entusiasta di Cristina soddisfatta. Io ho visto un tot di pancione, di uteri con i soliti grossi fibromi, qualche bambino febbricitante. Abbiamo avuto anche l’onore di visitare il re e la regina di Dagué che hanno fatto un check-up completo. Meraviglia invece sono stati Daniela, Gigi e Silvana, a cui ho affidato il compito “palloso” di mettere a posto la farmacia, catalogare i farmaci, eliminare gli scaduti: hanno fatto un meticoloso e ottimo lavoro, certamente utile per il futuro della casa. Poi nel pomeriggio, si sono inventati anche farmacisti professionali nel distribuire i farmaci ricettati da noi (hanno un futuro!).

Questo in sintesi il primo giorno sul pezzo: un giorno filato e volato via come speravamo. Domani si continua, con Tore e Maria Teresa che andranno a Bé ad operare cataratte e noi in casa a riprendere il lavoro interrotto.

Il clima della casa è gioviale: Antoinette è sempre in un moto perpetuo, sempre intenta a prepararci buon cibo locale, ma anche uno splendido piatto di maccheroni al sugo (la mia delizia). Cominciamo a conoscerci, a scambiarci le vite ed è il bello della diretta: anche se siamo tutti grandi, si respira l’entusiasmo del primo giorno di scuola, una condivisione molto bella… speriamo che continui.
Ora chiudo e creo un album di foto che documentino la nostra avventura… chiamiamola missione: foto discrete anche se rubate, a volte, all’intimità dei pazienti: foto che Gigi e Daniela scattano a ripetizione.

UNA “NORMALE” GIORNATA DI LAVORO – 6 marzo 2013

Un’altra giornata è finita, direi è volata.
Alle 8 c’era già la fila in attesa dell’apertura degli ambulatori: in un attimo la sala d’attesa si è animata di persone desiderose di avere una prestazione sanitaria. Anna Maria e Cristina, coadiuvate dal valido Edoh (un giovane tecnico odontoiatra), oltre a cavare denti, hanno fatto varie otturazioni a ritmo continuo. Risveglia un po’ l’ambiente l’esplosione gioiosa e rumorosa di Cristina… “elle est fou!”. Sono venute tante donne in gravidanza al 3°-4°-7° figlio, serene e contente di vedere il loro bimbo. Tutte interessate a conoscere il sesso e regolarmente deluse dal mio rifiuto: d’altra parte, con il mio piccolo ecografo portatile, non è che posso fare miracoli. Verso sera due problemi: una grossa cisti ovarica ed una annessite importante; speriamo che le cure che gli ho dato ottengano un buon risultato. Ho provato a fare un approccio a random con il problem

a ma
lnutrizione, usando il braccialetto MUAC, e ho scoperto solo una bimba malnutrita, ma per fortuna Ekouè ci ha informati che all’ospedale di Bé esiste un programma di aiuto gratuito per i bambini malnutriti. Gigi e Daniela si sono un po’ annoiati a dispensare farmaci, anche se di tanto in tanto uscivano dalla farmacia per garantire una documentazione fotografica efficace. Silvana ha trovato il suo momento di autostima: ha iniziato a gestire un mini corso di pulizia (come farla, a cosa stare attenti,…) per alcuni ragazzi di una scuola professionale; è stata molto attenta a dare insegnamenti validi, per una futura professione; domani seconda lezione. Antoinette ci garantisce un ottimo “rancio” variato e variopinto.

Questa sera poi tutti assieme siamo andati al bar attaccato alla casa a farci una birra: 3 birre in otto in realtà. Abbiamo parlato di AVIAT, come sponsorizzare l’associazione, ma soprattutto come creare dei momenti per raccogliere fondi per le opere che portiamo avanti; ci siamo raccontati il modo di incontro per questa missione in Togo, quasi per caso, ma una volta scelta, fortemente voluta.

Non so quanto reggo, come al solito mi cala la palpebra e non so cosa riuscirò a scrivere ancora… meglio piantarla qui. Buona notte a tutti coloro che ci leggeranno. Non è un plurale maiestatis, ma è un dire che nelle cose che scrivo ci sono tutti gli amici, compagni d’avventura. Grazie a tutti coloro che ci fanno sentire la loro vicinanza: scalda il cuore sentirsi voluti bene.

ANCORA UNA GIORNATA DI “SUDATO” LAVORO – 7 marzo 2013

Sudato in tutti i sensi: il caldo non molla, le persone del quartiere pure. Alle 7.30 sono già alla porta per ottenere la propria razione di salute: chi è seduto sotto al porticato, chi compostamente e ordinatamente in piedi, chi invece seduto presso la “baracchina” di fronte che si è attrezzata a punto ristoro/attesa. Mi sembra il mio ambulatorio al lunedì mattina con tutte le persone ammassate di fronte al cancello! “Lei è una visita? Lei una ricetta?…”.

In casa alle sei, con le prime luci, ci si muove: Antoinette a preparare la colazione, Roger regolarmente e africanamente in ritardo, Tore e Maria Teresa a preparare le ultime cose da portare a Bé, dove continuerà ad operare. Oggi andrà con loro anche Gigi che documenterà la loro attività. Il resto della compagnia piano piano arriva in sala e si fa il caffè, una fetta di pane con marmellata, un frutto… e qui sono veramente eccezionali le banane, le ananas, il mango. Comincia la giornata. Ormai siamo “scafati” e ben consci di ciò che ci aspetta, ma inevitabilmente l’imprevisto, il caso particolare arriverà. Il compressore del riunito entra in funzione: è Edoh che comincia a preparare. Arrivano Awaowy e Miranda che mi assisteranno: tutti in posizione. Ore 8,30, con puntualità non certo africana, Stella apre la porta e un bel gruppo di persone entra e si accalca davanti alla segreteria per chiedere il numero di accesso all’ambulatorio dedicato: medicina generale, eco e ginecologia, dentista… oggi non c’è il dentista “tornate lunedì”.

La mattina trascorre liscia, con ogni tanto un gridolino di Cristina in “pausa poltrona”. Ad un certo punto un urlo di stizza: “Si è rotta una leva di acciaio! Hanno delle ossa più dure del ferro!”.

Silvana e Daniela continuano nel loro lavoro da farmaciste e sono sempre più coinvolte, danno consigli ai pazienti, interagiscono con loro (ormai ne conoscono vari e fanno quattro chiacchiere). Per ciò che mi riguarda normali “pancione”, con numeri di gravidanze impensabili per noi itali

ani: 4-5
figli, poi una signora di 48 anni al sesto figlio, serena e “rassegnata” a questa benedizione. Nel pomeriggio un concentrato di donne alla ricerca di un figlio: ho distribuito un tot di compresse di Clomid, anche se ad alcune non ho potuto che constatare che i grossi fibromi presenti non davano loro possibilità. Alcune menopause precoci legate all’uso di una contraccezione depot, moltissime volte imposta. Verso la fine dell’ambulatorio si è presentata una ragazza di 19 anni: la faccia tristissima che contrastava con il vociare della sorella che l’accompagnava. Lo sguardo fissato nel vuoto, senza dire una parola, si è lasciata visitare ed all’ecografia si è materializzata l’immagine di un bimbo di 10 settimane: il suo cuore pulsava a cento, sgambettava incurante della “tristezza” del volto della sua mamma. Anche Maria Teresa che passava di lì è rimasta toccata dalla scena. La tristezza di Awa (chiamiamola così) era data dal fatto che quel bimbo è il frutto di una violenza subita; un figlio imposto e non ancora accettato, un figlio che creerà un ulteriore problema ai tanti della ragazza. Ma un figlio qui è comunque una benedizione, e tale viene considerato.

Alle diciotto si chiude: le ultime visite e stop. O meglio, ancora una mezz’oretta a preparare le cose che servono per domani al dispensario di Dagué. Pian piano, dopo una bella doccia, ci ritroviamo in cortile, dove una leggera brezzolina ci fa gustare il “meritato riposo”; nel frattempo Silvana tiene la seconda lezione ai ragazzi del corso di pulizia. Ormai la casa è in silenzio, quasi tutti sono a letto: solo Daniela e Cristina rimangono qui in cortile a gustare po’ di fresco.
Domani ci si alza presto per andare a lavorare al dispensario di Dagué.

GIORNATA AL DISPENSARIO DI DAGUE’ – 8 marzo 2013

Alle 7,30 siamo già sul pulmino verso Dagué, un piccolo villaggio rurale lungo la litoranea che va a est verso il Benin. La strada scorre veloce: è lontano il ricordo delle interminabili code su una strada polverosa e piena di buche; ho un po’ di nostalgia del “vigile” sull’incrocio del cementifico della Toro Rosso: immerso in una polvere sottile, sempre tutto impolverato, con una mascherina “inutile” a protezione di polmoni certamente cementificati. Ora c’è la nuova strada costruita dai cinesi. Eh già, qui è ormai tutto China Made. Notavo proprio che è una costruzione quasi continua fino a Dagué. Costruzioni si fa per dire, piccole catapecchie basse.

A Dagué abbiamo una piacevole sorpresa: siamo accolti da una folla festosa che ci dà il benvenuto con canti e balli. Ci accoglie il re, con tutti i notabili e lo staff degli infermieri del dispensario e la sage femme (l’ostetrica). Finita la breve festa, comincia il lavoro: ognuno nel proprio ambulatorio, spartanissimo negli arredi. Cristina ed Anna Maria a cavar denti in condizione super precarie (su una seggiola alla fine riescono a fare una quarantina di interventi); Tore e Teresa fanno uno screening sul glaucoma, che qui è presente in una misura nettamente superiore rispetto all’Italia (3 volte tanto). Gigi, Daniela e Silvana hanno girovagato eseguendo a random controlli MUAC, senza per altro trovare bambini denutriti. Io ho visitato e fatto eco ad uno stuolo di donne incinte (una settantina) alla seconda, terza gravidanza come minimo; anche giovani ventenni. Si stupiscono quando dico loro che in Italia le donne in gravidanza spesso rimangono a casa e sono anche pagate… impossibile! Ad alcune di loro, che accusavano contrazioni uterine, ho consigliato riposo… ma quale riposo con uno stuolo di figli da accudire. Come dico sempre, i figli sono la loro ricchezza e non mi stupisce che una signora di 45 anni sia rimasta angustiata perché non aveva più le mestruazioni ed avrebbe voluto un’altra gravidanza gemellare da aggiungere ai quattro figli. Mi c

hiedo se ha
senso fare una eco fast, dare un farmaco a donne che non sono mai state visitate da un ginecologo e men che meno hanno fatto un’ecografia. Non lo so … io mi do una risposta: ha senso spendere tanti soldi per andare ad un ristorante ed alla fine oltre al conto ti rimane solo il ricordo di una cosa bella? Così quanto meno a loro rimane il ricordo di una cosa bella, di un regalo avuto, della “stregoneria” di poter avere visto il loro bimbo, non ancora nato, in un piccolo schermo. Ma non è solo questo: conoscere che il tuo bimbo è podalico previene il rischio di un parto difficile lontano da un centro in cui poter fare un cesareo. O vedere una neoformazione al seno ed essere consigliata per andare a toglierla. Può servire sapere che, nonostante tu lo creda, non sei incinta al 4° mese ma hai solo un grosso fibroma. Sono banale? Non penso, perché anche solo avere ridotto le sofferenze a qualcuno di loro, avere loro permesso una maggiore sicurezza per il parto… Paga.

Alle 15 e 30 ho dovuto chiudere: ce ne erano ancora una ventina che volevano essere visitate. Domani si va a Togoville.

GIORNATA A TOGOVILLE – 10 marzo 2013

Giornata “culturale” alla scoperta del Togo, a cui seguiranno domani e domenica al nord.
Oggi andiamo a Togoville, l’antica capitale del Togo sul lago omonimo. La statale, è inutile dirlo, è piena di buche e vi è un traffico “importante” di vecchi camion che arrancano e sbuffano per portare materiale necessario alla costruzione di una nuova strada. Da l’anno scorso sta cambiando l’aspetto della viabilità di Lomè: una grande metropoli? Purtroppo rimane in fondo quella che è, con le solite catapecchie dai tetti di lamiera arrugginita, la gente su strade polverose a vendere di tutto… A chi poi? Usciti dalla città presto arriviamo alla pista di terra rossa su cui, tutto sommato, si cammina meglio. Rimane il tempo per fermarsi a Sevagan per vedere un capannello di donne che si riforniscono di acqua da un pozzo: poi si caricano i grossi bacili pieni sulla testa… ecco perché ieri si lamentavano del male alla testa! Dalla scuola di fronte spuntano decine di bambini vocianti che vogliono vedere gli yovo (uomini bianchi). Entriamo anche in alcune aule e un’insegnante ci chiede di poter avere le foto; il preside mi chiede se possiamo portare loro quaderni, cancelleria e medicine… si potrà fare? Sì, se qualcuno deciderà di impegnarsi anche in questa avventura. Adottiamo una scuola?

Si riparte e a Togoville, dopo una sosta a casa del papà di Antoinette (87 anni portati benissimo), andiamo alla casa famiglia di papà Enzo, un “volontario” di San Giuseppe Vesuviano che ha creato una comunità in cui raccoglie bambini orfani, in parte ammalati di drepanocitosi. È toccante l’incontro con Enzo che, nonostante il recente attacco di malaria, ci mostra la casa, il dispensario e i suoi bimbi che tornano da scuola allegri, festosi ed educatissimi. Il tempo di una visita al santuario della Madonna del Lago e un buon piatto di polenta con il pollo, poi si va al tempio dei riti vodoo. Sottostando ad una serie di regole, indossiamo un drappo a copertura delle gambe gli uomini, che rimaniamo a dorso nudo, mentre le donne indossano il drappo sui vestiti, rimanendo con le spalle scoperte. Inutile dire che la cosa crea curiosità frammista ad una compartecipazione scettica, ma raccolta nel dignitoso ascolto di tutto il rito propiziatorio preparato per noi. Un’esperienza interessante e toccante, anche dopo con la sacerdotessa della foresta.

Un breve passaggio al vecchio dispensario, sempre più degradato, in disordine e fatiscente, poi siamo andati a vedere lo scheletro del nuovo dispensario che speriamo di finire entro il 2013: tutto attorno i mattoni per il tetto… ma purtroppo nessuno del comitato di Togoville. Si risale in pulmino e

si ritorna a
casa dove incontro Philippe, un ragazzo togolese, con cui vorremmo fare alcuni progetti. Dopo cena, grande discussione su temi di Fede, preti e chiesa, Madonna e Trinità con Tore, che hanno evidenziato come siamo diversi per certe idee, pur se uniti nell’unico obiettivo di aiuto ai poveri.
Buon fine settimana.

PS: ci fa piacere ricevere vostri commenti, ma per favore non considerateci “fenomeni”. Da elogiare è chi, purtroppo, vive, anche in Italia, nella sofferenza e nell’indigenza quotidiana e non l’ha scelto, ma lo deve subire!

DUE GIORNATE DI “NORMALE” VITA DI CASA? – 13 marzo 2013

Riprendiamo la “quotidianità”, dopo 2 giorni trascorsi prevalentemente in pulmino: siamo andati verso il nord del Togo per oltre 500 chilometri, fino ad oltre Kara, per visitare i Tamberna, che sono delle abitazioni fortificate, patrimonio dell’Unesco. Valeva la pena fare una sfacchinata per incontrare persone che da secoli vivono alla stessa maniera, incontrare bambini che ti chiedono una bottiglietta di plastica vuota, per potere riempirla e averla per quando vanno a piedi a scuola, o le 4 mogli del capo della ferme che vorrebbero una penna biro o qualche cfa? Un mondo impossibile ad immaginare, ma un mondo reale. Toccante anche l’incontro all’istituto dei ciechi di Sokodé: incontrare bambini e ragazzi ciechi, spesso perché non hanno avuto le cure necessarie ad un glaucoma grave o ad una cataratta congenita; giovani che scorrono le mani rapide sulle pagine braille, per acquisire quelle conoscenze che permetteranno loro di diventare insegnanti di francese o economia. Gli occhiali scuri di Teresa non nascondono un velo di emozione.
La gita poi è finita prematuramente perché il cambio del pulmino si è bloccato e fortunatamente ci siamo fermati in un villaggio dove “un meccanico” ci ha permesso di arrivare a Lomé. La sosta comunque non è stata assolutamente improduttiva: ci ha permesso di vivere un paio d’ore a contatto con uno stuolo di bambini gioiosi e festanti per la presenza di tanti yovo, in un piccolo mercato in cui abbiamo potuto vedere le abitudini di una piccola comunità togolese.

Poi ieri e oggi, nuova “normale quotidianità”: alle 7 la strada di fronte a casa era già animata da tanti pazienti, persone disposte ad aspettare pazientemente la loro visita medica. Cristina e Annamaria a cavare e curare denti, a rompere punte e piegare leve su mandibole e radici “dure più del ferro”. Tore e la sua fedele Teresa a controllare la vista di mezzo quartiere (anche il re di Dagué è tornato per farsi dare gli occhiali da vista). Silvana, Daniela e Gigi sempre più calati nel ruolo del perfetto farmacista… con Silvana che in un calabrese-imolese spiega le posologie ai pazienti. Io, inutile dirlo, a vedere pancione al 3°-4° figlio; ho scoperto due gravidanze gemellari: una alla quarta gravidanza e una alla prima, ma tutte e due contente perché avere due gemelli è una benedizione! I soliti fibromi che ti fanno pensare che sia un’epidemia, mentre è soltanto una prerogativa genetica delle donne di razza nera. Oggi poi ho avuto alcuni momenti critici: una bella donna di 35 anni, che ne dimostrava dieci di meno, non ha mai avuto le mestruazioni. La visito e… non ha l’utero; all’eco non c’è e ci sono solo 2 abbozzi di ovaie. Lei ascolta la mia diagnosi, mi dice che non lo sapeva, anche se mi mostra un’eco di alcuni anni prima, che inequivocabilmente faceva la diagnosi, ma nessuno le aveva mai spiegato cosa volesse dire “agenesia uterina”! Subito dopo una signora al quarto mese di gravidanza con dei dolori, causati da un fibroma che cresce con la gravidanza; all’eco era evidente la testa del bimbo quasi incastrata dal fibroma, che probabilmente creerà dei grossi problemi alla prosecuzione della gravidanza stessa. Il pianto poi di una donna a cui ho

dovuto dire che
il suo utero di quasi 14 centimetri, tutto pieno di fibromi, le negava la possibilità di avere figli.

Alle 12 ci siamo presi una pausa per andare al grande mercato di Lomé: grande festa di colori e “robe” di ogni tipo, con ragazzi che, solo ad accennare ad una cosa, ti si assiepavano attorno per vendertela a prezzi che alla fine erano meno di un terzo della partenza.
Oggi il gruppo è in Benin al villaggio sulle palafitte: solo io sono rimasto a casa a gestire la mia dose di grossezze e fibromi.

SIAMO TORNATI… – 23 marzo 2013

Sono tornato da una settimana e mi sembra una vita: una settimana trascorsa a curare malattie da “ricchi”. Malati che pretendono le cure, gli esami, che si lamentano perché non c’è un appuntamento a breve: pazienti impazienti che pensano di risolvere i problemi con un esame o una medicina. È passata una settimana, ma ho ancora negli occhi lo stupore delle donne africane quando dicevo loro che le donne italiane in gravidanza possono rimanere a casa dal lavoro e sono pagate lo stesso; e non pagano nulla per andare a partorire in ospedale. Qual è la “giustezza”? “In medio stat virtus”! Noi ricchi dovremmo provare a fare un passo indietro, provare ad accontentarci, a ringraziare di ciò che abbiamo, pensando che qualcosa potrebbe essere dato a quanti, per un fattore campo sfavorevole, devono guadagnarsi cose che non avranno mai.

È passata una settimana: ho sentito alcuni compagni di questa magnifica avventura, ancora entusiasti e carichi delle cose fatte assieme, desiderosi di riprovare l’esperienza. È tempo di bilanci, che volutamente non voglio fare, perché il tempo e gli amici africani ci aiuteranno a comporre e diranno se abbiamo fatto cose buone. Gli obiettivi che ci eravamo prefissati sono stati raggiunti: Cristina e Anna Maria, le mitiche dentiste, hanno avviato l’ambulatorio dentistico, “allevato” Edoh un giovane tecnico che continuerà nel lavoro iniziato. Tore e Maria Teresa hanno operato a Bé, hanno visitato tante persone. Teresa si è visibilmente emozionata di fronte ai bambini ciechi dell’istituto Saint Agustin; Tore si è “arrabbiato” per quel ragazzo cieco a 25 anni per un glaucoma congenito, che in Italia sarebbe stato facilmente curato, così si è riproposto di fare qualcosa per provare a porre un freno alla piaga del glaucoma: un’impresa non facile, che richiede soprattutto l’impegno di notevoli risorse economiche ed umane. Poi Gigi e Daniela: “laici” che sono stati convertiti all’arte medica, facendo da bravi farmacisti… chissà cosa si portano a casa in quel di Napoli! Silvana che ha fatto l’insegnante ad un gruppetto di ragazzi di una scuola professionale, ai quali ha insegnato a pulire gli ambienti secondo i criteri occidentali… anche se togliere la polvere quotidiana dell’Harmattan non è facile: è una polvere sottile impalpabile, che ti si infila dappertutto, a volte la mastichi. I nuovi ambulatori alla Casa degli Angeli sono stati avviati egregiamente; ora rimane un po’ l’incognita di come gli amici togolesi porteranno avanti il lavoro iniziato.

Noi abbiamo dato loro la canna da pesca, abbiamo insegnato loro a pescare.

La Casa degli Angeli, oltre ad accoglierci e a rimanere riferimento per i bambini aiutati a distanza e le loro famiglie, sta diventando centro e opportunità di lavoro per molte persone: gli ambulatori, l’internet point, il bar, il fast food. Abbiamo iniziato dei progetti che ora camminano. Rimane da parte nostra l’obbligo di continuare a sostenere gli amici in Togo, anche da lontano potremo controllarne il lavoro, potremo consigliarli.

Antoinette: dovremo
avere cura di non “dimenticarla”. Rimarrà e speriamo riesca a trovare le risorse per continuare nella costruzione di Togoville… speriamo che anche questa impresa arrivi a buon fine. Arrivederci!

Speriamo che altri si uniscano a questa nostra splendida avventura.

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