Scritto da Gian Franco Mirri

 

AVIAT IN TOGO DALL’INIZIO DI FEBBRAIO – 17 marzo 2014

Sono qui al caldo della Casa degli Angeli a Lomè e solo ora che anch’io sono arrivato in Togo  provo a raccontare un po’ della nuova missione di AVIAT.
Dall’inizio di febbraio nel Centro medico della Casa nel quartiere Keguè si sono alternati vari volontari, medici e infermieri, che hanno portato la loro opera. Niente di trascendentale, solo quella piccola goccia d’acqua che piano piano darà il suo frutto. Volontari che gratuitamente e spendendo di tasca propria vengono e mettono a disposizione il loro tempo e la loro professionalità per dare continuità al lavoro iniziato un anno fa e portato avanti quotidianamente da infermieri togolesi. Camminando per le strade polverose del quartiere ci si sente spesso chiamare:“yowo, yowo (uomo bianco)”. Questo  ti dà l’idea che sei considerato di casa, ti conoscono e non si vergognano di chiamarti.
Sono venuti dentisti da tutta Italia, una cardiologa, un otorino, un ginecologo, un oculista, coadiuvati da infermiere e studentesse molto motivate, anche se per loro è stato shockante entrare in una sala operatoria e vedere “annullate” tutte le loro nozioni su sterilità e appropriatezza di azione. Hanno visto cose non scritte nei libri, ma non certamente meno reali. In questi giorni, oltre a curare, dovremo cercare di organizzare al meglio l’azione del personale della Casa: proveremo a trasmettere anche ai nostri collaboratori l’idea che nelle cose si deve dare continuità, si deve superare, almeno per un po’, la mentalità che li blocca nell’organizzazione a lungo termine; per anni, per secoli sono stati educati alla ricerca del pasto quotidiano e tutte le energie sono rivolte a questo, domani si vedrà e… se Dio vorrà!
Intanto fra le cose positive dobbiamo registrare che il tetto del dispensario di Togoville ormai è costruito: questa è una ottima notizia e ora possiamo pensare di renderlo operativo, almeno in parte, entro l’anno.
Mi piacerebbe continuare a raccontare, ma alla porta del dispensario dalle 6 sono in attesa una quarantina di persone e non possiamo farle ulteriormente aspettare!
Un GRAZIE grande a Roberto e sua moglie, a Martina, Vittoria, Giovanni, Maria, Alessandra, Elena, Annalaura, Renza, Franca, Nikoletta, Silvana, Lino, Tore e Teresa, Carmelo, Bruno e all’instancabile Antoinette.

 

LA SECONDA GIORNATA DI “LAVORO” È TERMINATA – 19 marzo 2014

La brezzolina che si è alzata rende gradevoli le quattro chiacchiere che facciamo qui nel cortile della casa degli angeli.
Nulla di non già visto nella giornata quotidiana: solo un apparente minore idea di miseria… anche se mi ha fatto arrossire la risposta di una ragazza a cui avevo detto di mettere in frigorifero una pomata, che le avevo regalato: “ma io non ho il frigorifero!”. Bruno e Elena alle prese con denti malandati sempre più attaccati a mascelle durissime; Tore e Teresa a fare i “maestri Manzi” della situazione… “A..E…G”, con Rodolfo appresso che cercava di spiegare i comandi; Carmelo a guardar gole e a riappacificarsi con i bambini appena “traumatizzati”, coadiuvato da Marialaura che con atteggiamento stakanovistico  e professionale si è avventurata fra ernie, varicoceli e pance doloranti.
Casi critici non sono mancati… una signora di 40 anni con un’ascite imponente causata da chissà quale tumore, una ragazza con una neoformazione del seno, tante donne alla ricerca di un figlio impossibile, un bambinetto di 9 anni affetto da drepanocitosi,  accompagnato dalla nonna perché il babbo è morto e la mamma se ne è andata. Infine Ajoe (chiamiamola così) con metà faccia sfigurata a 9 anni dall’acido che mi ha permesso di fotografarla… non per mettere il mostro in prima pagina, ma perché mi è parsa la sintesi dell’Africa : bella per metà e per l’altra parte sfigu

rata, abbruttita da chi la vuole sfruttare!
La finisco qui perché altrimenti divento patetico… un saluto da tutta la compagnia della Casa.

 

DOMANI È SEMPLICEMENTE DOMANI – 20 marzo 2014

Provo a scrivere qualcosa anche se mi cala la palpebra e vorrei andare in branda a godermi un po’ il “caldo della camera”. Il clima della casa è molto buono, giovialità e condivisione dell’esperienza la fanno da padrone. Vorrei poter trasmettere un po’ tutto, ma capisco che se non sei qui tante cose potrebbero sembrarti un po’ strappacuore… Da domenica non siamo usciti di casa: tutto casa e lavoro; dalla casa basta attraversare il cortile e si è nel Centro Medico. Già alle sei e mezzo in strada erano presenti un tot di persone, pazienti e fiduciose di poter risolvere almeno parte dei loro problemi di salute. Nonostante il caldo e la fatica a pranzo siamo riusciti ad avviare dei discorsi molto importanti e seri sul futuro di AVIAT, delle missioni in Togo, della necessità di persone disponibili a venire, della necessità di qualcuno che dia un cambio a Rodolfo e Antoinette, per garantire una maggiore continuità alla casa. Poi altri discorsi più “sociali”, che non ci hanno distolto dall’impegno pomeridiano negli ambulatori. Nulla di nuovo… una marea di denti da cavare o curare, lenti e occhiali da provare, bambini spaventati e urlanti sotto le cure dell’otorino, donne alla ricerca di un figlio impossibile. Mi è capitata l’ennesima donna di 28 anni che non poteva avere figli e se non risolveva il problema il marito mussulmano poligamo l’avrebbe poi mandata via; ma via dove? Non certo alla casa di origine! Poi la signora di 38 anni con il solito mal di pancia dopo aver fatto 5 mesi fa una iniezione contraccettiva depot: alla visita era chiaro… una realtà che si è concretizzata sul monitor dell’ecografo: un bambino al 5° mese e mezzo! Panico? No, un sorriso e poi l’idea dell’accoglienza di questa nuova vita che andrà ad aggiungersi agli altri tre a casa.
Ora non reggo più e saluto gli amici che restano qui al fresco a giocare  a burraco, il cielo a tratti si illumina di lampi lontani, qualche nuvola scura nasconde la luna piena… chissà che non piova e si rinfreschi l’aria: domani è un altro giorno? No domani è domani…

 

NULLA DI NUOVO – 21 marzo 2014

Ero tentato di non scrivere nulla…. Poi nonostante l’ora un saluto lo faccio. Nessuna novità particolare nel fronte odontoiatrico e oculistico. Nel mio ambulatorio invece ho cominciato a vedere anche gli uomini!!! E 2 coppie venute insieme per capire come avere dei figli… cosa nuova in un paese in cui l’uomo “non ha mai colpa”! Nel mio povero francese sono riuscito ad abbozzare una terapia di coppia discreta, a dettare i tempi dei loro rapporti sessuali secondo la terapia che gli ho dato. Chissà cosa succederà! È stato toccante ritrovarsi in 3-4 accanto ad una signora a cui il solito fibroma negherà un altro figlio. Le “solite cose”, anche se in qualcuno emerge un senso di impotenza, di non potere fare di più, di non potere dare continuità al lavoro iniziato.
Concludo chiedendo di farci sentire la vostra vicinanza, di non farci sentire dei “bravi”…quando in realtà ci sono tante persone “quotidiane” che in silenzio vivono la loro “bravezza” in Italia accanto a persone bisognose di aiuto.

 

VOGLIA DI DARE DI PIÙ – 22 marzo 2014

Sempre più tardi mi riduco a buttare giù un qualche commento sulla giornata… sperando di non “disturbare” troppo. Questa sera vorrei parlare delle 2 “ragazze” della compagnia: Elena, igienista dentale, è sempre in attività intenta a  trafficare tra denti, riordino di materiale e assistenza a Marialaura, giovane studentessa di medicina, che in quindici giorni si farà un’esperienza impossibile da fare durante il normale corso degli studi… cuori, polmoni, dermatiti, mal di pancia da vermi. È andata in crisi sente

ndos
i “ricca” e impossibilitata ad aiutare una povera nonna con i due nipoti rimasti soli senza genitori e senza sostentamento sicuro; si è sentita sollevata quando abbiamo consigliato alla donna di lasciare il nominativo a Stella, per un eventuale sostegno a distanza.
La gente continua a venire numerosa e fiduciosa di avere una risposta ai propri malanni, anche se percepisco una leggera minore povertà, mascherata dai soliti vestiti colorati (quelli della domenica) e da un comportamento dignitoso, che ti riporta alla realtà quando sottovoce una donna ti dice: “Je n’ai pas d’argent (non ho soldi)”! e in quel momento ti sembra di averle dato troppo poco…

 

GIORNATA A TOGOVILLE – 23 marzo 2014

Ci provo anche stasera… oggi giornata dedicata alla visita A Togoville. Per non disabituarci al lavoro abbiamo visitato una decina di persone a testa, poi alla 10,30 tutti pronti per la partenza… sì ma come al solito non abbiamo fatto i conti con Emanuel che ci doveva accompagnare:  in realtà è arrivato alle 11,20 in orario “africano”.
Abbiamo fatto la traversata in piroga preceduta dal rito dell’iniziazione per chi attraversa per la prima volta il lago: segnarsi la fronte con un po’ di fango del fondo. Un giro per il villaggio con incontri variopinti, una partita a calcetto in un vecchio calciobalilla di legno (si è sempre bambini), una visita al Santuario della Madonna del lago, con la sosta per una preghiera personale. Poi siamo andati al nuovo Centro Medico di Togoville: ma è grandissimo! Ora che è stato fatto il tetto sembra enorme; c’è ancora molto da fare, ma ora la strada sembra in discesa… speriamo che ci siano persone disposte a continuare ad aiutarci. Dopo un saluto al padre novantenne di Antoinette, assieme a lui siamo andati al tempio voodoo e ci è stato fatto un rito propiziatorio da parte del sacerdote. Alla fine, dopo le foto con i soliti bimbi festosi e contenti anche solo di guardarsi nel display della macchina fotografica, riattraversato il lago, ci siamo fermati ad Agbotrafo presso la casa in cui nel 700 venivano raccolti gli schiavi prima della partenza per le Americhe… è stato molto toccante vedere in quali “buchi” venivano tenuti prima della “spedizione”!
Fine della “lista della spesa”… a quest’ora faccio fatica a fare discorsi seri, non riesco a raccontarvi fino in fondo l’approfondimento che abbiamo fatto sugli schiavi che attualmente ci sono e che non fanno rumore, perché sono sempre i neri; non riesco a dirvi quanto siamo stati bene insieme, quanto abbiamo parlato e condiviso: per chi lo vuole sapere lo aspettiamo qui in Togo.
Per ora buona notte domani mattina alla 5 si parte per Ganvié in Benin.


(Scritto da Bruno Failla)

Si parte presto la mattina per dirigerci nel villaggio di Togoville, un po’ distante da Lomé: per raggiungerlo prendiamo una piroga (una sorta di gondola veneziana). Coloro che attraversano il fiume per la prima volta devono sottoporsi ad una sorta di rituale che consiste nello spargersi in viso un fango presente nel fondale del fiume; in questo modo io ed il lago ci conosciamo ed entriamo in equilibrio, io ho pagato il mio pegno con il rituale e lui mi proteggerà durante la mia prima traversata! Arrivati al di là del fiume sbarchiamo a Togoville, un villaggio a dir poco primitivo, in cui le condizioni di vita sono pessime e davvero preoccupanti. Ci facciamo subito riconoscere dalla gente del villaggio ed iniziamo ad aiutare i piccolini, regaliamo loro caramelle, penne  e fogli, giochiamo insieme a loro… stupendo! Più tardi camminiamo ancora sotto il sole cocente e ci dirigiamo verso la struttura che Aviat sta cercando di costruire per dare aiuto e soccorso a questa povera gente; dopo aver fatto un paio di considerazioni sulla struttura ed ognuno dei volontari ha dato il proprio consiglio su come predisporre le sale nel futuro ambulatorio, ci dissetiamo, mangiamo qualcosina e subito dopo lo sciamano del villaggio ci manda a chiamare…

Ovviame
nte non direttamente, ma manda un emissario, una donna di nome Pieret: appena i nostri sguardi si incrociano ho sentito dentro qualcosa di strano ma senza dare peso alla cosa cercavo di capire… (più tardi si spiegherà questa sensazione ). Ci riferisce che lo sciamano vorrebbe vederci per celebrare un rito voodoo a nostro favore e quindi ci prepariamo ad incontrarlo: purifichiamo le mani, ci svestiamo e ci copriamo con dei particolari teli che Pieret ci aveva gentilmente dato. Insieme agli altri vado a conoscere lo sciamano (poi scoprirò che sono due), e dopo essermi presentato al più anziano, lui farfuglia qualcosa a Pieret: nel volto di lei vedo la felicità e sorrisi; io ovviamente mi sentivo un po’ preso in giro… Dopo aver parlato con la nostra interprete scopro cosa si era detto (davvero toccante): io e Pieret nel mondo spirituale eravamo una sola anima, che poi si è scissa in due parti una volta arrivata nel mondo fisico; io e lei siamo un tutt’uno, il destino ci ha fatti incontrare e da adesso in poi ognuno pregherà e proteggerà l’altro in segno di amicizia e bene fino al momento in cui le nostre anime si riuniranno. Non capisco a fondo il significato di queste parole, ma dopo questo un po’ mi spiego la sensazione strana che ho provato appena l’ho vista la prima volta… Capisco che per quelli che leggono, questi racconti possono sembrare assurdi e poco credibili, ma vi assicuro che essere in quel contesto un po’ ti suggestiona.

Finalmente siamo tutti pronti ed entriamo nella capanna degli sciamani , ci accomodiamo e ci viene spiegato che con i loro riti curano le persone (fuori dalla capanna c’erano delle donne che aspettavano di essere curate) e che noi non possiamo assistere a riti più complessi soprattutto con telecamere e cellulari, per cui ci faranno vedere qualcosa di semplice: assistiamo così ad un rito di propiziazione fatto con il dio dei fulmini. Lo sciamano ci spiega che il dio dei fulmini ci protegge da chi vuole il nostro male, in quanto questa persona verrà perseguitata fino al sopraggiungere della morte. Poi lo sciamano chiede ad ognuno di noi chi vogliamo che il dio perseguiti e qui… panicoooooo! Non ho fatto alcuna richiesta al dio, voglio credere che le persone a cui sto profondamente antipatico non vogliano il mio male… come io non voglio il loro!
Finito il rito, ringraziamo e salutiamo tutti , io do un “quasi addio” all’altra meta della mia anima nella speranza di rivederla;  in questo mondo pregherò per lei e spero che lei lo faccia per me.

 

GITA A GANVIÉ – 25 marzo 2014

Qualcuno  si è accorto che ieri sera non ho scritto nulla?
Dalle lunghe mail di protesta direi proprio di… no.
Ieri sera non ce l’ho proprio fatta ero un po’ stanchino per la gita a Ganviè, sempre molto bella (nonostante sia la quinta volta che ci sono andato): nulla di nuovo; rimane la grande suggestione di questo mondo di vita sull’acqua, un mondo reale e surreale, fatto di piccole piroghe che si aggirano fra palafitte che presentano di nuovo solo tetti di lamiera, precocemente arrugginite… nostalgia dei vecchi tetti di paglia!
Una sosta a Ouidah alla porta del non ritorno costruita a memoria della partenza degli schiavi, ci ha riportato ai discorsi della sera prima… anche se ci siamo consolati con una collettiva bevuta di cocco. Il lungo viaggio in una strada piena di buche ed interruzioni (stanno ricostruendo la litoranea) non ci ha impedito di intercalare a sonnellini e sobbalzi, risate e anche discorsi seri di verifica della prima settimana in Togo. Luci molte e qualche ombra… ma “sarebbe troppo bello”.
Oggi ci siamo rifatti del giorno e mezzo di riposo (parola grossa visto il collettivo male al sedere). Questa notte c’è stato un grosso acquazzone che ha rinfrescato un po’ l’aria.
Subito alle otto tour all’ospedale di Bé: un mare di persone a richiedere e a pagarsi un po’ di salute. Richiedere e pagare prestazioni con attrezzature vecchie e obsolete (il colmo  è stato in radi

ologia dove
c’era un unico apparecchio radiologico funzionante e di fianco al bambino radiografato, c’erano 3-4 persone in attesa… intanto si beccavano un po’  di radiazioni). Grande emozione è stata per Elena, Bruno e Marialaura assistere ad un intervento di isterectomia totale o ammirare un bimbo appena nato. Alle 11 di nuovo al Centro Medico della Casa degli Angeli a visitare la nostra razione quotidiana di pazienti, con unica sosta di un paio d’ore per il pasto e la visita all’istituto dei ciechi del quartiere Keguè; al rientro il cortile della casa era invaso da bambini chiassosi, ma educati, della scuola di Firmin, venuti per farsi visitare dall’otorino.
Ormai è sera: qui in cortile l’acqua caduta ha richiamato una marea di formiche volanti, che non impediscono a Carmelo, Annalaura e Elena di avventurarsi in una partita a burraco. Si parla di un grande c… da parte di una  coppia, mugugni e risate… anche questo il bello di questa compagnia. In un angolo del cortile Bruno continua nelle sue PR con il mondo degli amici ed amiche soprattutto… benedetta giovinezza!
Buona notte!


(Scritto da Bruno Failla)

A spezzare il duro lavoro in ambulatorio arriva per tutti i volontari la visita all’ospedale Bé. La struttura è davvero grande e troviamo un sacco di persone in attesa di cure… file interminabili! Ciascuno dei volontari visita il corrispettivo reparto in cui è specializzato ed io faccio la conoscenza dei dentisti che lavorano presso l’ospedale, parlo con loro, mi confronto, si fa una foto per immortalare il momento. Continuiamo il giro della struttura… Passiamo dal reparto di oculistica per poi andare in ginecologia: qui assisto ad un parto, almeno alla parte finale, e chi vedo? Questa splendida creatura appena nata, la devo fotografare… che tenerezza! Continuiamo nel reparto di pediatria (ovviamente non ho visto nessuna incubatrice, in ciascun letto erano in 2-3 bambini con mamme accanto), radiologia (il medico, il paziente che stava facendo l’rx e quelli in attesa di farla erano tutti comodamente seduti nella stessa stanza vicino all’apparecchio radiografico senza alcuna schermatura o protezione… Allucinante!). Distribuite un paio di caramelle e penne qua e là per l’ospedale, dalla Casa degli Angeli ci chiamano per farci rientrare: “ragazzi rientrate, qui c’è bisogno del vostro aiuto”. Tu immagini la classica confusione vista nei giorni precedenti e invece… tutti i bambini della “piccola” scuola situata nei pressi dell’ambulatorio erano venuti per farsi controllare visitare ed assistere. Rimanendo tutti piacevolmente sorpresi alla vista di questa fiumana di bambini, approfittiamo per fare un paio di foto. I bambini, dolcissimi, disponibilissimi e giocherelloni, impazziscono alla vista di un telefonino o nel rivedersi nelle foto del cellulare… vengo quasi assalito da questi marmocchi! Finiti i divertimenti, ci cambiamo ed iniziamo a lavorare: dopo un bel paio di ore riusciamo a visitare tutti e, scattate le ultime foto, li salutiamo.
Si fa presto a mangiare e a docciarsi per poi crollare in quel tanto amato letto!

 

MANCA POCO… AL RITORNO – 27 marzo 2014

Ormai stiamo arrivando alla fine di questi due mesi di lavoro a Lomé. Questa sera abbiamo salutato Tore e Teresa, poi li abbiamo portati all’aeroporto. È stato abbastanza impegnativo avventurarsi per le strade caotiche di Lomé dove l’unica regola è la “non regola”: suonare, intrufolarsi fra le auto… Almeno per i piccoli spostamenti avere la possibilità di potere usare l’auto senza dovere dipendere dagli amici africani è un vantaggio notevole in quanto non ti espone ai loro tempi, a volte irritanti.
Alla casa siamo rimasti in sette “italiani”, continueremo a lavorare al Centro Medico fino a sabato: anche senza l’oculista avremo la nostra buona dose di pazienti. Il tormentone del CM è “

estration… es
tration!” che Bruno pronuncia ogni momento per stemperare il ritmo intenso delle visite e richieste di estrazione di denti. Elena senza il suo ablatore si sente impotente e si è dedicata al riordino della farmacia: mi rendo conto che è assolutamente inutile continuare a portare campioni di farmaci “occidentali”, che  poi non possono essere usati: meglio è acquistare in Togo i farmaci che anche loro conoscono e che in realtà costano 10 volte meno che in Italia.
Marialaura è sempre alle prese con vermi intestinali, emorroidi e mal di pancia… per fortuna è finito il periodo dei varicoceli! Carmelo fra ieri e oggi ha guardato la gola dei bimbi di una scuola materna. Io continuo a vedere pancione, fibromi… dato positivo sono riuscito a fare venire anche i mariti delle donne che accusavano sterilità e per almeno il 50 per cento ho trovato mariti ipo, oligo o azospermici: almeno così le mogli non vengono cacciate di casa (spero) perché non hanno bambini. Mi sono ritrovato a dovere fare anche qui consulenza familiare e a dettare i tempi dei rapporti sessuali alle coppie con difficoltà ad avere figli. Oggi poi, ultima della mattinata, è arrivata una signora di 25 anni in gravidanza… era “tanta” e secondo Elena in quella pancia ci stavano tanti bambini ma, cosa che in 40 anni di lavoro non mi è capitata, ho trovato un bambino alla 14 settimana dentro l’utero e più su un altro bambino extrauterino dentro al suo sacco amniotico che sgambettava… possibile? Possibile. L’ho inviata subito in ospedale con una mia lettera e… è tornata con un’eco che diceva feto unico… ma nessuno ha guardato più in alto dove avevo raccomandato di guardare? Per scrupolo l’ho riguardata e ho ritrovato la stessa situazione e così dopo che Aiowi le ha rispiegato in Ewè cosa doveva dire e fare l’ho rispedita all’ospedale: ora qui a casa aspettiamo tutti sue notizie.
Fra ieri e oggi poi abbiamo fatto un po’ il punto sulla situazione della Casa degli Angeli, con il dott. Nouassan abbiamo cercato di capire come organizzare il CM qui e le prospettive future per Togoville. Mi rendo conto che ci sarebbe bisogno di persone disponibili a collaborare in Togo, ma anche in Italia per alleggerire il carico di lavoro e i pensieri di pochi, purtroppo. Mi rendo conto che servirebbero persone “innamorate”, disposte a perdere un po’ del proprio tempo per AVIAT e per le cose che fa e deve fare… e sono ancora tante!
Nel pomeriggio abbiamo fatto un tour al Grande Mercato per acquistare un po’ di cose da portare a casa: inutile dire la coreografica “rincorsa al turista indifeso”, che però tale non è stato grazie alla protezione della grintosa Antoinette.
La finisco qui ma spero che qualcuno colga l’invito a esserci.

 

ULTIMA SERA – 29 marzo 2014

Ormai siamo in fondo a questa esperienza… ogni sera arriviamo sempre più stanchi, ma anche sempre più sereni, convinti di avere donato qualcosa di buono, ma soprattutto di avere ricevuto tanto. È l’ultima sera qui alla Casa degli Angeli, dopo la solita ottima cena preparata da Antoinette, un tentativo di un burraco crollato miseramente per abbandono, siamo qui in cortile a cogliere un po’ il fresco, a scambiarci le card con le foto, ad ascoltare le imitazioni strappa risate di Bruno, a scambiarci soprattutto le impressioni di questi quindici giorni volati via: emozioni che ti fanno capire che il mal d’Africa esiste, è una concretezza che non sai ancora cos’è ma c’è!
Dopo la giornata “normale” di ieri con le solite “estration” di Bruno, la giornata di oggi è iniziata con l’incontro con un medico togolese che sarebbe interessato a gestire il Centro Medico, questo darebbe maggiore continuità al lavoro iniziato.
Poi siamo andati a Sevagan, un villaggio rurale vicino a Togoville, per incontrare i bambini di una scuola e portare loro il contributo economico che mi è stato affidato dagli alunni di una classe della scuola di Zolino. Inutile dire

che questo incontr
o è stato molto toccante, prima con gli insegnanti che ci hanno esposto le difficoltà di una scuola povera di tutto: la mancanza di un gabinetto, di un po’ di materiale di cancelleria, ma anche solo di un po’ di soldi per aiutare chi arriva a scuola con la fame e se ne torna a casa affamato! Una certa emozione c’è stata nel sedersi nei piccoli banchi di legno in classi da 50 bambini, ascoltare il loro vociare e la loro canzone in nostro onore contenti anche solo per una caramella che è stata loro donata. Il rientro lungo la pista di terra rossa attraverso la savana, con alti alberi di baobab ci ha fatto scoprire la parte selvaggia di una parte del Togo.
Alle quattordici, appena arrivati, abbiamo cominciato a visitare tutte le persone arrivate al CM già dalle 6 di questa mattina e alle 20 un po’ stanchini e sudati abbiamo avuto la possibilità di una bella doccia, durante la quale il pensiero non può non andare ai bimbi di oggi, che nelle loro case non hanno corrente elettrica né l’acqua corrente, che devono andare a prendere al pozzo del villaggio.
La palpebra cade e non mi viene più nulla da raccontare, con queste poche righe scritte mi piacerebbe riuscire a coinvolgere un po’ di persone nel desiderio di aiutare chi ha molto meno di noi, non solo in Togo ma anche in Italia in una quotidianità sempre più dura per la mancanza di cose, ma soprattutto per la mancanza di coinvolgimento umano e condivisione. Ora mentre Bruno fa radio Maison des Anges andiamo a dormire contenti…
Grazie a chi ha avuto la pazienza di seguirci, grazie a chi vorrà condividere le cose che AVIAT sta facendo, grazie a chi ci sosterrà. Buona vita!

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