Scritto da Gian Franco Mirri
12 gennaio 2018 venerdì

Oggi con AVIAT partiamo per una nuova missione in TOGO: saremo Antonio Carusone, medico, suo figlio Gerardo diciottenne, Vanessa Bove, infermiera ed io. Sarà una “missione itinerante”, diversa da quelle realizzate fino ad ora. Andremo alla ricerca di nuove realtà del Togo dove poter portare gratuitamente la nostra professionalità. Saremo ospitati presso la casa delle Suore del Sacro Cuore di Gesù Agonizzante e da lì andremo un po’ in giro: a Sokodé dove ci ha invitato il Vescovo per vedere se è possibile realizzare una collaborazione presso alcuni centri sanitari, ad Aktapame al villaggio della gioia da suor Elisabetta, a Togoville al nostro Centro Medico , poi altri incontri. Come al solito purtroppo vedremo persone che difficilmente possono accedere a cure mediche (perché qui come in tutta l’Africa la salute è a pagamento), non incontreremo bambini col pancione ricoperti di mosche denutriti, ma sicuramente bambini malnutriti, bambini che sono grati se tu gli regali una caramella o un quaderno. Andremo a portare materiale scolastico presso alcune scuole rurali, dove i quaderni sono un lusso e si scrive col gesso su piccole lavagne… poi vedremo.
Scrivo tutto ciò non per ostentazione, ma per condividere questa ennesima “avventura” con le persone che ci aiutano, che ci vogliono bene, con le persone che amano conoscere cosa si può fare con i soldi che vengono donati.
Non so se riuscirò a scrivere ogni giorno, perché la connessione può essere precaria.
Una cosa vi chiedo: una preghiera affinché si appianino le difficoltà che la nostra associazione sta attraversando, che al travaglio che stiamo vivendo segua una Vita gioiosa , vivace e aperta a chi senza colpa è costretto a vivere la vita sempre in salita.

Scritto da Antonio Carusone
12 gennaio 2018 venerdì

Dopo 18 ore trascorse tra spostamenti in treno e voli in aerei abbastanza turbolenti, eccoci atterrati a Lome’, è la mia quinta missione umanitaria in Africa, sembra ieri quando, qualche anno fa’, riuscii a realizzare il sogno di andare in missione in Africa, da allora è stato un “crescendo” di emozioni.
Quando sono in Italia non passa giorno che la mente non ritorni alla realtà che vivo quando si va in missione, tantissimi amici, sono solidali in tutte le iniziative che metto in pratica per aiutare, soprattutto, i bambini che soffrono tanto, non smetterò mai di ringraziarli, ad altri amici, che mi chiedono con perplessità, il perché del mio tanto coinvolgimento, gli rispondo “vado dove mi porta il cuore e faccio ciò che sento nell’anima”, l’aiuto che portiamo con i colleghi durante le missioni, è sola una goccia nel mare della povertà, della disperazione, delle malattie, della fame, ma senza questa nostra goccia, il mare avrebbe una goccia in meno.
Vedere la felicità negli occhi di un bambino quando gli doni un pastello colorato o un quaderno, sentire dire “merci beaucoup” da una mamma per avergli curato è guarito il figlio, vedere un bambino fare salti di gioia solo perché gli hai regalato un semplice bon-bon (lecca-lecca)…….
Mentre aspetto le mie valigie sul nastro trasportatore, ascolto musica dalle cuffie, in questo momento sta cantando il grande Pino Daniele, “terra mia”………..

Scritto da Antonio Carusone
13 gennaio 2018 sabato

Primo giorno in terra d’Africa, giorno di adattamento, passare dal freddo dell’Italia ai 35 gradi e 90% di umidità di Lome’ è un po’ dura.
Stamattina il gallo, sotto la finestra ha iniziato a cantare alle 05.00, ho tentato di resistere ai suoi “strilli”, alle 06.00 mi sono arreso e mi sono alzato, non mi è dispiaciuto uscire fuori a quell’ora mentre iniziava ad albeggiare, nel silenzio assoluto interrotto ogni tanto dal solito gallo, ho potuto ammirare i variegati colori del cielo d’Africa all’alba.
Prima mattinata trascorsa dietro alle priorità, ufficio di cambio per poter cambiare euro in cfa ed acquisto di schede telefoniche per non rimanere isolato dal mondo, poi ci siamo dedicati a svuotare le valige da tantissima roba donata, c’era di tutto, caramelle, bon-bon, quaderni, pastelli, gesso, penne, vestitini per bambini, fare un inventario di tutti i farmaci e materiale sanitario portato. Dopo pranzo pianificazione delle nostre attività durante la prossima settimana, domani primo pomeriggio si parte per Atakpame’ al villaggio della gioia che ospita circa 70 bambini orfani e/o abbandonati, consegneremo farmaci, vestiti e materiale didattico per la scuola.
Non potevo non andare a salutare alcuni bambini con cui il legame è più forte, ed infatti, mi ha accolto con grande felicità e mi è saltato addosso Firmin che non vedevo da circa un’anno, e per concludere la giornata una passeggiata per le strade polverose, popolata soprattutto bambini che giocano in attesa del buio.

Scritto da Gian Franco Mirri
14 gennaio 2018 domenica

Sono trascorsi 2 giorni intensi. Oggi poi l’ intensità dell’ Africa, del dono gratuito si è concretizzato al “villaggio della gioia ” di suor Elisabetta,. L ‘incontro con lei e poi coi bambini ti fa dire che “si può fare “, nonostante le difficoltà culturali che ti fanno pensare che “non ci si fa la punta ” (come dice il mio amico Giuseppe). Parlando con chi in Africa ci vive, ci opera per vocazione, mi rendo ancora di più conto che non bisogna solo investire in cose, ma soprattutto in persone. Persone motivate e preparate a vivere questa esperienza. Con Vanessa e Antonio proviamo a capire come fare ri nascere la nostra associazione, proviamo a raccogliere informazioni, spunti, consigli per rendere più vivo e vivace questo nostro volersi dedicare a chi sta peggio di noi. Abbiamo avuto disillusioni, ho avuto la percezione di una mia incurabile ingenuità … ora si deve camminare… camminare insieme… camminare in tanti, perché se no quella goccia rimane sola e non disseta nulla.
Così anche la condivisione di ciò che stiamo vivendo vuole creare questo clima di compartecipazione. Il raccontarvi che la Messa di 2ore di questa mattina è volata via fra canti polifonici, tamburi e trombe, fra persone che ad ogni accenno di musica ballavano, che rispondevano attivi alla predica del prete… e anche se non capiamo l’ ewe l’ abbiamo partecipata. Poi all’uscita una scena d’altri tempi: i bambini a comprare un gelato da un carretto tipo quello di Sasso (chi è di Imola sa di cosa parlo) o altre leccornie, unico svago della domenica. Poi dopo aver messo in ordine i medicinali portati dall’ Italia siamo partiti per il Nord e nel pomeriggio al villaggio della gioia è stato bellissimo ed entusiasmante vedere quanta gioia ha creato Vanessa con i suoi palloncini colorati (il breve video che spero vi arrivi non rende la felicita e le grida dei bambini ). Per concludere una spaghettata con le suore della casa e tanti discorsi seri e positivi per il futuro. È Provvidenza questa? Io spero proprio di sì. Non so quando partirà questo messaggio (la connessione lascia a desiderare) .
Alla fine continuate a pregare…. GRAZIE.

Scritto da Antonio Carusone
14 gennaio 2018 domenica

Sveglia che è ancora buio, alle 06.00 si parte per andare a messa, la chiesa è una grande struttura di legno e metallo dove ci sono centinaia di persone, messa celebrata dal parroco di Agoe’, ma molto coinvolgente e partecipativa da tutti i fedeli con canti e balli.
Al rientro si preparano valige e borsoni colmi di farmaci, materiale da medicazione, polivitaminici, vestitini, caramelle, bon-bon, si parte per visitare bambini, distribuire farmaci e donare tutto quello che abbiamo dietro, inoltre incontri ed appuntamenti per organizzare le future missioni di Aviat, prima tappa Atakpame’ e successivamente Sokote’.
Ad Atakpame’ ci aspetta al “villaggio della gioia” suor Elisabetta, gestisce questa struttura che ospita circa 70 bambini, per la maggior parte orfani di madre (in Togo c’è un’alta percentuale di morte da parto, per patologie nella maggior parte dei casi, facilmente curabili), bambini abbandonati, bambini di mamme con malattie mentali che sono allontanate dalla famiglia (purtroppo un’altra grave piaga qui in Togo).
Arriviamo al “villaggio della gioia” nel tardo pomeriggio, abbiamo un primo contatto con suor Elisabetta e con i protagonisti della casa, i “bambini”, quando ci vedono arrivare, ci accolgono con tanta gioia che è inevitabile un groppo alla gola dall’emozione, suor Elisabetta ci racconta che ognuno di loro ha una storia diversa, con un finale comune a tutti, bambini che hanno perso o non hanno, in alcuni casi, mai conosciuto l’affetto di un genitore, di un fratello, di un nonno. Bambini che adesso in questo centro di accoglienza hanno trovato affetto, cibo, istruzione e tanto amore. Andiamo via con un po’ di magone, ma contenti che domani saremo tutta la mattinata con loro.

Scritto da Antonio Carusone
15 gennaio 2018 lunedì

Mattinata dedicata al “villaggio della gioia” e ai suoi ospiti, i bambini, a cui la vita ha riservato un’esistenza difficile già dai primi giorni di vita, che hanno trovato in questo centro di accoglienza, gestito da suor Elisabetta, tutto quello che il destino ha deciso di sottrargli, affetto, cibo, istruzione, amore ed una famiglia.
Sentire la storia di alcuni di questi bambini, ti chiedi perché il destino si è accanito contro queste creature, la maggior parte di loro sono orfani di mamma, purtroppo in Togo si muore ancora, e tanto, di parto, i padri non sono in grado di crescere i bambini, perché impegnati tutto il giorno alla ricerca del guadagno necessario per comprare qualcosa da mettere nello stomaco per la sera, non sanno a chi affidare il figlio, o non riescono ad assicurare almeno un pasto al giorno al bambino, oppure succede che questi bambini si ammalano di frequente ed il papà non ha i soldi per assicurare loro le cure basilari.
Poi ci sono i bambini abbandonati, succede quando una gravidanza non è voluta, dopo aver tentato nei modi più disparati di abortire, dall’assumere delle erbe o ingerire farmaci vietati in gravidanza, e non esserci riusciti, dopo il parto, alla prima occasione il bambino viene abbandonato al suo destino.
Un’altro grosso problema in Togo sono le donne con malattie mentali, per la cultura togolese, la presenza in famiglia di una persona con una patologia del genere significa sventura per tutti, pertanto viene allontanata, questo la porta a vagare di villaggio in villaggio, spesso succede che approfittano del suo stato confusionale, quindi ha rapporti con diversi uomini.
Appena arrivati abbiamo iniziato con il rinpinguare le scorte di medicinali dell’infermiera, con farmaci acquistati e donatoci, con materiale per medicazioni, fondamentali soprattutto in una comunità di bambini come questa, dove è facile trovarsi con epidemie, come in questi giorni, con diversi casi di varicella, abbiamo visitato bambini con patologie che non riescono a gestire con l’infermiere del centro ed infine abbiamo donato una valigia colma di vestitini, magliette e pantaloncini, per la felicità di tanti bambini.
Per concludere la nostra visita al villaggio della gioia, abbiamo condiviso il pasto con i bambini pranzando insieme a loro nel refettorio.
Nel primo pomeriggio partenza per Sokode’ con altre tre ore di strade con buche disseminate sul tutta la corsia, arriviamo nel tardo pomeriggio, un primo veloce incontro con il vescovo, necessario per pianificare la giornata di domani e poi a cena con sua Eccellenza il vescovo di Sokode’.

Scritto da Gian Franco Mirri
16 gennaio 2018 martedì

“Noi ZINGARI del Togo ”
Sono solo 4 giorni che siamo qua ed abbiamo girato, “mezzo Togo “. Stiamo realizzando quello per cui siamo venuti: trovare nuove realtà in cui potere portare la nostra professionalità gratuita.
Domenica e ieri da suor Elisabetta, dove abbiamo toccato con mano realtà incredibili, difficili da accettare, che, mentre ieri sera con Vanessa “rileggevano la giornata “, ci fanno dire “perché Signore? Dove sei? Fa qualcosa? ” e allora mi tornano alla mente le parole di don Oreste Benzi… “… ho fatto te! “. Sono un macigno che ci colpisce, che interroga noi… ma anche tutti voi che mi leggete! Ho fatto te… noi NON nati nella parte sbagliata del mondo, che viviamo una quotidianità piena di tutto. Noi che ci stupiamo vedendo i bambini del villaggio della gioia entusiasmarsi per alcuni palloncini colorati, o che dopo aver mangiato si mettono a turno a lavare i piatti o si aiutano ad allacciarsi il tovagliolo. Abbiamo visitato bambini con gravi handicap o sordi, perché le mamme non li volevano e hanno fatto “robe” incredibili. Abbiamo lasciato farmaci, vestitini… un sorriso, che ci è stato reso con gli interessi.
Ieri sera siamo arrivati da mons. Celestin vescovo di Sokode, che ci ha accolto nella sua residenza… ci ha proposto di venire a operare nella sua diocesi, con un messaggio concreto di aiuto rivolto alla povera gente. Abbiamo incontrato i suoi collaboratori, giovani sacerdoti, che sono visi concreti con cui potersi interfacciare. In mattinata abbiamo avuto l’ ennesimo incontro forte all’ ospedale di Koloware diretto da suor Etta, un suora italiana. Un centro sanitario piccolo, ma ben organizzato e pulito, ordinato (cosa non facile trovare in Africa). Ci ha stupito delle belle cose che fa per la povera gente, dagli interventi gratuiti di cataratta, all’ assistenza metodica ai malati di Aids o ai bambini malnutriti. Un breve passaggio alla maternità dove abbiamo avuto il tempo di stupire 2 mamme in attesa, facendo loro una breve ecografia col nostro ecografo portatile. Nel pomeriggio andremo all’ ospedale pubblico di Sokode dove visiteremo la struttura, ci incontreremo con Gafar (il nostro tecnico oftalmologo). Soprattutto col cappellano che con il suo gruppo di preghiera è lì presente per un aiuto morale e soprattutto materiale a chi non ha i soldi per farsi curare e deve morire……… dura ad accettare!
Ancora una volta vi chiedo di pregare… la vostra preghiera si sta facendo sentire con la Provvidenza di questi incontri. GRAZIE.

Scritto da Antonio Carusone
16 gennaio 2018 martedì

Stamattina continuiamo nel nostro giro del centro-nord del Togo, accompagnati dal vescovo di Sokode, mons. Celestin, uomo di grande spessore, alla continua ricerca di possibilità per migliorare la qualità di vita della gente della sua diocesi, ha chiesto a noi di AVIAT di portare il nostro aiuto alla sua gente, una realtà dove tocchi con mano la poverta’.
Ci rechiamo a visitare un dispensario a Koloware per valutare la possibilità di una futura collaborazione, troviamo un piccolo centro sanitario, ben tenuto e magnificamente diretto da suor Etta, una suora italiana, dove sono seguiti gratuitamente circa 800 malati di AIDS, nell’ultimo anno, hanno effettuato circa 150 operazioni di cataratta, un centro di malnutrizione per bambini, un centro di maternità per le partoriente, un ambulatorio di medicina generale ed una farmacia dove vengono distribuiti farmaci.
Siamo rimasti stupidi delle tante belle cose viste e sentite, una suora nonostante una patologia che le sta minando il fisico, piena di vitalità ma soprattutto di amore verso i poveri, un amore che dimostra con le sue azioni, le sue gesta, con i suoi racconti.
Nel pomeriggio andiamo a visitare l’ospedale pubblico regionale di Sokote’, conosciamo l’altro verso della medaglia, una struttura fatiscende e cadente, una realtà fatta di pazienti abbandonati a se stessi in attesa della morte, la pediatria consistente in uno stanzone con decine di culle addossate le une alle altre, nella stessa incubatrice 4 neonati prematuri, altri reparti con il rischio che venga giù il tetto per infiltrazioni.
Purtroppo quella di stamattina è stata una realtà che rappresenta un eccezione, la normalità qui in Togo è la sanità che abbiamo visto oggi pomeriggio, una realtà dove la sanità è tutto a pagamento, dove se non hai come pagare non puoi accedere a nessun tipo di cura, dove la morte di un bambino è vissuto quasi come un fatto ineluttabile, dove c’è un alta percentuale di morti per complicanze da parto, dove un bambino deve crescere molto in fretta se vuole “sopravvivere”……

Scritto da Antonio Carusone
17 gennaio 2018 mercoledì

Harmattan continua ad accompagnarci nei nostri spostamenti, un vento secco e polveroso che soffia dal Sahara al golfo di Guinea trasporta polvere e sabbia in grande quantità che limita la visibilità ed oscura il sole, risultandone una specie di nebbia, che rende l’aria a tratti irrespirabile ma nel contempo rende la temperatura più mite e sopportabile.
In prima mattinata sempre accompagnati da sua Eccellenza mons. Celestin, andiamo a visitare un centro di riabilitazione, troviamo bambini dalla faccia triste e sofferente, neanche con un bon-bon riusciamo a strappargli un sorriso, bambini nati con qualche banale patologia, non curata, che ha provocato danni devastanti, centro medico diretto da suor Benedetta, dove si fa il possibile per alleviare le sofferenze di tanti bambini.
Andiamo via con un velo di tristezza, chiedendoci che futuro avranno questi bambini in questa terra dove i “diversi” sono allontanati dalle famiglie, una vita fatta di stendi, emarginazione, abbandono e povertà, un destino di cui non hanno colpe se non quello di………essere nati nella parte sbagliata del mondo.
Nelle scorse settimane l’amico Philippe, presidente della Ong Asid che opera in Togo soprattutto nei villaggi delle periferie dove la povertà si tocca con mano, mi invia il progetto “Programma solidale internazionale a favore dei bambini vulnerabili”, mi chiede se c’è la possibilità di trovare dei finanziatori.
Ed eccoci al villaggio di Djaga dove grazie all’aiuto economico di alcuni donatori siamo riusciti a finanziare tre progetti, uno già finito ed altri due in fase di completamento, progetti, che prevedono l’acquisto di alcune caprette e la costruzione di una stalla, per permettere di costituire con il passare del tempo un allevamento, un modo per creare economia per un’intera famiglia, e quindi la certezza di un pasto tutti i giorni, assicurare l’istruzione ai bambini e soprattutto salvaguardarne la salute, dato che in Togo la sanità è a pagamento, senza soldi non puoi accedere a nessun servizio sanitario (se possono essere chiamati tali ciò che lo stato offre).

Scritto da Gian Franco Mirri
18 gennaio 2018 giovedì

“Lo faccio perché lo fai tu! ”
Ieri suor Patrizia ci diceva queste parole con le lacrime, che a stento tratteneva… riuscire con l’ esempio a far capire la mentalità del dono a chi ne ha la possibilità! Anche se è nero, se vive nell’indigenza, ma è più ricco di chi gli sta attorno… lo faccio perché vedo che tu lo fai e nessuno ti obbliga, perché mi ami. E non posso anch’io dare qualcosa di me? “Lo faccio perché credo in Gesù, credo al suo amore che devo ricambiare… se non fosse così avrei già mollato! ” sempre suor Patrizia dell’ associazione Cuore Grande, che da anni vive in missione e assieme a Maristella aiuta la povera gente. Ci ha raccontato molte cose pratiche: dall’ invio e spese di un container, alle difficoltà di acquisto di terreni o cose. Poi la concretezza che le cose donate siano per i poveri, e li c’erano 4~5 persone che erano venute a ritirare il pacco con un po’ di mais e altre cose.
Oggi siamo a casa e già questa mattina abbiamo fatto il punto della situazione con Vanessa e Antonio, abbiamo fissato i punti per il nostro cammino futuro. Ci rendiamo conto della necessità di avere un punto d’ appoggio a Lome, una casa in cui accogliere i volontari, collegata comunque ad un già presente: ad esempio qui le suore sono super accoglienti, ma non dobbiamo pesare troppo sulla comunità. Potremo appoggiarsi,ma avere una struttura minima è fondamentale. Partire da qui per andare nelle realtà che ci “stanno invitando “.
Ieri scendendo da Sokode, dove l’ accoglienza del vescovo e delle suore è stata magnifica, abbiamo incontrato varie realtà interessanti… gestiti sempre da religiosi.
Un centro di riabilitazione ortopedica per bambini, dove vengono accolti bambini con handicap fisico abbandonati dai genitori che hanno altri figli sani da accudire… bambini che i maestri non vogliono a scuola perché non sanno come accudire, nel centro si fa riabilitazione e protesi ortopediche. A Dacha abbiamo incontrato suor Stella, chirurgo, che gestisce un ospedale, ha le idee chiare: accetta volentieri volontari. Ma che non vengano per turismo, che siano esperti e non vengano per imparare, ma ad insegnare. Concetto chiaro e conciso. Ha bisogno di un urologo.
Ci siamo fermati ad un villaggio vicino a Notse dove Philippe gestisce dei progetti e Antonio ha portato il contributo per l’ acquisto di caprette e la costruzione del recinto. Ci hanno accolto una marea di bambini vocianti e festosi anche solo per la nostra presenza che rompe la monotonia di una povera quotidianità. Scendendo ancora abbiamo incontrato suor Patrizia e a sera a casa. Sì qui dalle suore ci sentiamo a casa.
Questa mattina abbiamo incontrato i bambini vocianti e allegri della scuola materna, con suor Fidel in tuta ginnica ad accoglierli.
Che spettacolo la vita.
Al termine mi viene da dirvi grazie per i messaggi di stima che ci inviate, ma sappiate che saremo BRAVI INSIEME se sapremo alimentare questo seme, questa goccia… NON DILEGUATEVI quando vi chiederemo condivisione completa a questi progetti rivolte a persone che “senza colpa sono nate nella parte sbagliata del mondo “.
Un ABBRACCIO fraterno e continuate a pregare.

Scritto da Vanessa Bove
21 gennaio 2018 domenica

Questa mattina Siamo partiti per raggiungere Kpalime, a trovare Tata Susanna Afi nella sua casa d’accoglienza “MAISON SANS FRONTIERES” per quei bambini orfani e disagiati, bisognosi di una famiglia e di affetto. Li aiuta nella loro crescita personale per diventare le donne e gli uomini del futuro.
Abbiamo Consegnato gli alimenti e farmaci acquistati con il contributo di Marzia Sangermano.
La malnutrizione è una delle cause maggiori di malattia e mortalità in Africa ed è una concausa aggravante per l’aumento della mortalità derivata da altre malattie quali malaria e gastroenterite. Il Togo è uno dei paesi più poveri al mondo.
I BIMBI E LA TATA RINGRAZIANO Marzia Sangermano

Scritto da Antonio Carusone
21 gennaio 2018 domenica

AMORE una parola spesso abusata, una parola che nella gran parte dei casi non gli si dà più il giusto valore…..vero e grande amore, è quello che “Tata” Susanna regala ai bambini orfani e/o abbandonati ospitati alla Maison Sans Frontieres. Bambini dai 4 ai 12 anni, ognuno di loro con una storia diversa, una storia triste, una…… cento….. storie, fatte di fame, violenza, privazioni, abbandono. Alla maison di tata Susanna hanno trovato ciò che il destino aveva deciso di privarli, cibo, istruzione, un tetto, una famiglia, affetto e tanto tanto amore. Susanna donna straordinaria, che a 22 anni, ha lasciato le comodità, i privilegi, del mondo occidentale, ma soprattutto l’affetto della sua famiglia per seguire, come ha detto lei, la sua strada, la strada dell’amore nei confronti dei tanti bambini che non hanno piu niente e più nessuno, dopo sei di Togo, ancora più convinta delle sue scelte, con un progetto che diventa ogni giorno che passa sempre più “grande”. Noi abbiamo portato la nostra piccola goccia, grazie anche al contributo di alcuni amici che hanno donato, abbiamo consegnato farmaci, riso, olio, biscotti……e tanto altro. Ripartiamo con la speranza di aver regalato qualche momento di serenità in più sia ai bimbi che a Susanna, consapevoli che questi non avrebbero potuto trovare una “tata” migliore.

Scritto da Gian Franco Mirri
21 gennaio 2018 domenica

Ancora 6 giorni qui in Togo, nei quali abbiamo ancora tante cose da fare. Non ci annoiamo di certo e abbiamo veramente poco tempo per “fare i turisti “. Comincio da oggi: siamo andati a Kpalime alla “maison sans frontieres” da Tata Susanna, una ragazza di 28 anni, che da 5 è in Togo. Gestisce una struttura da lei costruita dove attualmente sono ospitati 15 bambini disagiati (di strada, abbandonati…). Pur ancora convalescente dall’ ennesimo attacco di malaria, ci ha accolto con calore e disponibilità, si è raccontata. Le abbiamo lasciato degli alimenti (riso, pasta, olio, caffè, tonno, pomodoro, zucchero e…. Bon Bon) , un po’ di farmaci e qualche soldino. Incontrare queste persone animate solo dall’Amore ti fa pensare che al mondo esistono tante persone buone… che bisogna “scovare” , aiutare…. imitare e fare conoscere, perché ti fanno dire che “è possibile “! Mettiamo insieme queste gocce, senza rivalse, senza pensare che io voglio “rubarti la scena! “, ma mettendoci in rete, condividendo le risorse, le conoscenze, le disillusioni! E questo diventa il bello disinteressato.
Ieri abbiamo avuto un altro momento forte con la consegna ai bambini dei soldi donati dai “genitori” italiani. Alla Casa degli Angeli si è fatto festa.
Venerdì invece c’è stato un momento di delusione. Quando siamo andati a Togoville al CM non c’ erano pazienti. Per problemi di “comunicazione” non erano stati avvertiti del nostro arrivo. Ci siamo consolati con un gustoso piatto di pasta e fagioli a casa di Papà Enzo.
Tante cose le trovate scritte anche da Antonio e Vanessa, forse le stesse emozioni. … certo è che la sintonia che abbiamo è grande. Come pure la determinazione di voler portare avanti la nostra opera qui in Togo… uno stato africano, con le sue contraddizioni e potenzialità.
GRAZIE ancora a tutti se continuerete a pregare.
Un ABBRACCIO fraterno.

Scritto da Antonio Carusone
22 gennaio 2018 lunedì

“AIUTIAMOLI A CASA LORO”,
noi continuiamo a portare la nostra piccola goccia, completato il secondo di tre progetti per creare reddito ad un nucleo familiare, ed assicurare un futuro con qualche certezza in più per i bambini della famiglia a cui è affidato stalla e caprette per un allevamento.
Grazie all’aiuto concreto di persone generose, come gli amici della famiglia Ricciardi, noi portiamo un aiuto “a casa loro”. Con l’aiuto della provvidenza non ci stancheremo mai di versare piccole gocce nel mare della povertà……..
e poi:
Sala d’aspetto sotto un grande albero, sei ore senza un minuto di pausa, visite, consultazioni ed ecografia, presso il dispensario di Mamafrica………

Scritto da Vanessa Bove
22 gennaio 2018 lunedì

COLLABORARE , CAMMINARE INSIEME….
solo così è possibile raggiungere lo stesso obiettivo: IL BENE PER I MENO FORTUNATI.
“Quando si va verso un obiettivo, è molto importante prestare attenzione al cammino. È il cammino che ci insegna sempre la maniera migliore di arrivare, e ci arricchisce mentre lo percorriamo.
Paulo Coelho, Il cammino di Santiago, 1987”
Oggi abbiamo effettuato 150 visite ed ecografie gratuite, distribuiti farmaci a Togoville presso la sede di Mamafrica.
È stato bello assistere alla comunicazione dell’attesa di un bimbo 😍 a mamme che non sapevano di essere incinte o a mamme che aspettavano il VII figlio.
Veder sorridere persone dopo averle visitate e donatogli farmaci…
Per loro YOVO YOVO ”uomo bianco “ è la Speranza.
Questo è il nostro obiettivo comune.
Grazie a Mamafrica, Papà Enzo, Antoine Liguoro, Cristina Galdiolo, Marianna Palini.

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